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Verso un SSN sostenibile – Brevi riflessioni sul recente atto di indirizzo del Ministero della Salute

04/08/2026

di P. Rubechini

 

Con l’adozione dell’Atto di indirizzo 2026 in materia di sostenibilità ed efficienza del SSN, il Ministero della Salute ha inteso individuare le priorità considerate strategiche per il settore nel prossimo triennio, delineando anche alcuni elementi significativi nella evoluzione delle politiche pubbliche in materia sanitaria.

Si tratta, quindi, di un documento di programmazione amministrativa che, in realtà, ha come obiettivo quello di tratteggiare i contorni di un nuovo approccio di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale rispetto al recente passato, in cui il diritto alla salute e l’equilibrio dei conti pubblici non si pongano in contrasto tra loro ma, al contrario, riescano ad integrarsi funzionalmente.

Dal documento, che considera l’attuale contesto operativo del SSN in quanto caratterizzato da pressioni demografiche, epidemiologiche e finanziarie assai intense, emergono peraltro alcuni aspetti – quali l’invecchiamento progressivo della popolazione, l’incremento delle patologie croniche, la crescente domanda di servizi sanitari e la eterogeneità territoriale – che impongono una attenta revisione dei modelli organizzativi e finanziari delle procedure di assistenza sanitaria.

È in questa prospettiva, infatti, che il Ministero individua tredici macro-obiettivi dalla particolare centralità, tra cui il rafforzamento dell’assistenza territoriale, la riduzione delle liste di attesa, la valorizzazione del personale sanitario, la digitalizzazione del sistema e il miglioramento della capacità programmatoria dello Stato.

Un dato senz’altro interessante dal punto di vista amministrativo, benché dal valore ancora soltanto propositivo, è poi rappresentato dalla reintroduzione di logiche di programmazione pubblica dalla connotazione sistematica e orientata a garantire l’unitarietà del SSN, in una fase storica in cui il fenomeno del regionalismo sanitario ha confermato l’esistenza di differenze significative nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, così incidendo sul rapporto tra autonomia regionale e garanzia costituzionale del diritto alla salute.

Per altro verso, l’atto ministeriale dà conto degli effetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, laddove alcune esperienze operative – quali le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali Operative Territoriali, la telemedicina, il Fascicolo sanitario elettronico e l’Ecosistema dei Dati Sanitari – rappresentano proprio la proiezione del PNRR sul territorio, in una prospettiva di trasformazione strutturale dell’organizzazione e della funzionalità sanitaria che, allo stato attuale, si presenta ancora come un processo in itinere.

L’atto ministeriale mostra altresì un profilo innovativo nel trattare il rapporto intercorrente tra gli obiettivi di miglioramento del SSN e quelli di finanza pubblica, ovvero di efficienza di spesa.

Nel nostro Paese, infatti, questo tema ha visto tradizionalmente contrapposte le esigenze di espansione della tutela sanitaria a quelle di contenimento della spesa, con l’Atto di indirizzo del Min. Salute che, invece, sembra orientarsi verso un modello gestionale che si sviluppa sulla base di nuove logiche di “investimento sanitario” dalla connotazione europea.

Da un lato, quindi, l’intervento in ambito sanitario, quantomeno secondo i propositi di indirizzo ministeriale, risulterà finalizzato alla funzionalità e al miglioramento della prestazione assistenziale, mentre dall’altro lato lo stesso si assicurerà di non trascurare gli effetti economici positivi potenzialmente derivanti nel medio e lungo periodo.

In questo contesto, è la medicina territoriale ad apparire come l’esperienza utile su cui concentrare gli sforzi di valorizzazione: rafforzare le cure di prossimità, infatti, può decongestionare i presidi di urgenza – e le strutture ospedaliere in genere – con riferimento al trattamento delle patologie croniche, così determinando un positivo ritorno in termini organizzativi ed economici, a loro volta traducibili in diminuzione dei costi e migliore allocazione delle risorse pubbliche.

Ma lo stesso vale per gli interventi in materia di telemedicina e digitalizzazione (quali la diffusione e il potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico o la realizzazione dell’Ecosistema dei Dati Sanitari), come pure in quelli destinati alla riduzione delle liste di attesa e al miglioramento dei programmi di prevenzione, con il dato sanitario che assume sempre più centralità nel contesto organizzativo del SSN.

Una gestione efficiente e moderna di queste informazioni, infatti, è in grado di incidere positivamente   sui modelli previsionali di programmazione sanitaria, con una amministrazione sempre più data-driven in cui il dato sanitario si evolve da semplice ma imprescindibile elemento conoscitivo a infrastruttura di supporto nel governo della spesa pubblica.

D’altra parte, le ottime prospettive contenute nell’atto di indirizzo devono confrontarsi con alcuni aspetti “tipicamente italici”, legati ad una non uniforme modernizzazione del territorio e delle competenze della popolazione.

L’effettiva capacità delle amministrazioni regionali e locali di implementare e gestire tecnologie avanzate, le incognite legate ad una diffusa applicazione delle tecnologie algoritmiche e la necessità di introdurre sistemi efficienti di misurazione e di auditing dei vantaggi attesi, infatti, da strumenti di riduzione delle disuguaglianze possono trasformarsi, al contrario, in nuove disparità da gestire e, pertanto, da evitare.

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