Lo spread BTP-Bund come “termometro” dello stato di salute del debito pubblico italiano

29/07/2025

Le ultime Previsioni di primavera della Commissione europea, pubblicate nel mese di maggio, evidenziano nel biennio 2025-2026 una crescita moderata, con persistenti asimmetrie all’interno dell’Unione europea ed un costante aumento del debito pubblico italiano, fino al 138,2% del PIL. In questo quadro, torna a rivestire un’importanza cruciale lo spread, ossia il differenziale di rendimento a dieci anni tra i nostri titoli di Stato (buoni del Tesoro poliennali – BTP) e quelli emessi dalla Germania (Bund), che si assume come parametro di riferimento in quanto i mercati sono soliti riconoscerle massima solvibilità.

Il valore dello spread, misurato in punti base (= 0,01%), ha rilievo sia sul piano economico-finanziario che su quello giuridico. Esso, infatti, è proporzionale al rischio sovrano percepito dagli investitori nei confronti dell’Italia ed interseca, altresì, la capacità del nostro Paese di conformarsi, o meno, ai vincoli di bilancio posti dal diritto europeo. Basti richiamare, tra gli altri, l’art. 126 TFUE, sul divieto di disavanzi eccessivi, insieme alle molteplici previsioni del novellato Patto di stabilità e crescita (regolamento (CE) n. 1466/97 e regolamento (CE) n. 1467/97). Più precisamente, uno spreadelevato comporta un maggior costo per il rifinanziamento del debito pubblico, per il cui contenimento si rende allora necessaria la contrazione di altre voci di spesa, con una chiara erosione degli spazi di programmazione politica e finanziaria da parte del Parlamento.

Sempre a livello europeo deve segnalarsi l’influenza esercitata sullo spread dalle decisioni della Banca centrale. Infatti, benché in linea di principio l’art. 123 TFUE precluda a quest’ultima l’erogazione di veri e propri finanziamenti diretti agli Stati, in periodi di crisi la BCE ha, comunque, proceduto a massicci programmi di acquisto di titoli pubblici che hanno sostenuto, seppur indirettamente, la credibilità finanziaria degli Stati membri (tra gli altri, il Securities Markets Programme – SMP nel biennio 2010-2012, il Public Sector Purchase Programme – PSPP dal 2015 al 2022 e, da ultimo, anche il Pandemic Emergency Purchase Programme – PEPP, avviato nel 2020). A ciò si aggiungono i condizionamenti derivanti dall’andamento dei tassi di interesse di riferimento e delle cd. operazioni di mercato aperto, su cui la BCE è competente ai sensi dell’art. 127 TFUE e dell’art. 2 St. SEBC.

Di seguito il link al testo delle Previsioni di primavera 2025: https://economy-finance.ec.europa.eu/document/download/e9de23c8-b161-40d0-9ad7-e04a25500023_en?filename=ip318_en.pdf

Ignazio Spadaro

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