Il Documento di Finanza Pubblica 2026 tra nuova governance europea e vincoli di sostenibilità

04/05/2026

Il Documento di Finanza Pubblica 2026 (DFP), trasmesso dal Governo alle Camere il 22 aprile 2026, inaugura una nuova fase del ciclo di bilancio italiano, profondamente ridefinita dalla riforma della governance economica europea entrata in vigore il 30 aprile 2024 con i regolamenti (UE) 2024/1263 e 2024/1264 e con la direttiva (UE) 2024/1265. In tale contesto, il DFP sostituisce strutturalmente il DEF e assume una doppia funzione: da un lato, rendicontare su base annuale i progressi nel percorso di aggiustamento di bilancio concordato con l’Unione europea; dall’altro, fornire un quadro aggiornato delle tendenze macroeconomiche e di finanza pubblica a legislazione vigente.

Il Documento si articola in due Sezioni. La Prima Sezione costituisce la “Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025” ai sensi dell’art. 21 del regolamento (UE) 2024/1263 e si colloca nell’ambito del Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) 2025‑2029. La Seconda Sezione ripropone e riadatta i tradizionali contenuti del quadro di finanza pubblica previsti dall’art. 10 della legge n. 196 del 2009.

Sul piano macroeconomico, il DFP registra per il 2025 una crescita del PIL reale pari allo 0,5 per cento, trainata dalla domanda interna, in particolare dai consumi privati (+1,1%) e dagli investimenti fissi lordi (+3,5%), mentre il contributo delle esportazioni nette è risultato negativo. Il mercato del lavoro, inoltre, mostra segnali positivi: l’occupazione cresce dello 0,8%, il tasso di disoccupazione scende al 6,1% e il tasso di occupazione (15‑64 anni) raggiunge il 62,5%. Tuttavia, la crescita dell’occupazione si abbina alla riduzione della produttività del lavoro (-0,7%).

Il quadro di previsione 2026‑2029 risente, invece, delle vicissitudini attuali dello scenario internazionale, segnato da tensioni geopolitiche e da shock energetici. La crescita del PIL è stimata allo 0,6% nel 2026 e nel 2027, con un recupero moderato allo 0,8% nel biennio successivo, mentre l’inflazione è prevista in rialzo al 2,8% nel 2026, per poi ridursi gradualmente.

Previsioni macroeconomiche, queste, che sono state validate dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il quale ne riconosce la coerenza complessiva ma segnala rischi elevati di natura esogena.

Il cuore giuridico‑economico del DFP è però rappresentato dall’indicatore di spesa netta, quale perno del nuovo coordinamento europeo delle politiche di bilancio. Nel 2025 la spesa netta cresce dell’1,9%, superando di 0,6 punti percentuali il limite programmato nel PSBMT, questo in ragione dell’impatto dei crediti edilizi da Superbonus. Tali scostamenti, secondo il Governo, rimangono tuttavia entro le soglie di tolleranza previste dal “conto di controllo” europeo. Per il 2026 è prevista una crescita della spesa netta dell’1,6%, in linea con il percorso concordato, mentre nel 2027 si prospetta un nuovo sforamento (+2,2%), riconducibile all’indicizzazione della spesa pensionistica.

Sul versante dei conti pubblici, il deficit/PIL si attesta al 3,1% nel 2025, con un miglioramento rispetto al 2024 dovuto all’aumento dell’avanzo primario (0,8% del PIL). Per il 2026 il deficit è stimato al 2,9%, avviando un percorso di graduale rientro sotto la soglia del 3%. Il debito pubblico, del resto, continua nella sua crescita: il rapporto debito/PIL passa al 137,1% nel 2025 e al 138,6% nel 2026 (anche per gli effetti dei bonus edilizi), per cui la riduzione del debito è rinviata al periodo successivo al 2027, quando il rafforzamento dell’avanzo primario dovrebbe iniziare a produrre effetti significativi.

Il DFP, infine, dedica ampio spazio alle riforme e agli investimenti che giustificano l’estensione del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Le aree prioritarie includono giustizia, riforma fiscale, pubblica amministrazione, servizi per l’infanzia, ambiente imprenditoriale, razionalizzazione della spesa e delle partecipazioni pubbliche. Accanto a queste, sono illustrate ulteriori riforme non direttamente abilitanti, ma funzionali al rispetto delle Raccomandazioni specifiche per Paese e agli obiettivi comuni dell’Unione.

Nel complesso, il Documento di Finanza Pubblica 2026 delinea una traiettoria di finanza pubblica coerente con la nuova architettura europea, ma strutturalmente fragile ed esposta a rilevanti rischi macroeconomici ed energetici. La sostenibilità del percorso delineato, quindi, dipende in larga misura dalla capacità di attuare le riforme annunciate e di ridurre le dinamiche di spesa, in un contesto in cui il margine di flessibilità ammesso dalle regole europee appare già utilizzato.

 

(P. Rubechini)

 

CONDIVIDI ARTICOLO

Commenti