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Dalla Terza Missione alla governance intergenerazionale: il ruolo delle università nella Valutazione di Impatto Generazionale (VIG)
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Dalla Terza Missione alla governance intergenerazionale: il ruolo delle università nella Valutazione di Impatto Generazionale (VIG)
Abstract: Il contributo analizza il ruolo delle università nella costruzione di una governance intergenerazionale attraverso la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), strumento emergente nelle politiche pubbliche nazionali, che misura gli effetti delle decisioni sulle giovani e future generazioni. Dopo aver inquadrato la VIG nel contesto delle strategie europee e ONU per la giustizia intertemporale, il contributo – basato sul modello operativo Beyond the Square[1] – interpreta l’università come change maker capace di integrare conoscenza, formazione, partecipazione, collaborazione e innovazione sociale.
Muovendo dalla Terza Missione e dal Public Engagement, il testo mostra come la VIG agisca da leva culturale integrando formazione e responsabilità decisionale, promuovendo Youth Dialogue, Engagement ed Empowerment in coerenza con la EU Youth Strategy 2019–2027. La riflessione converge nella proposta della Quadrupla Elica come architettura di governance inclusiva, in cui le giovani generazioni vengono istituzionalizzate come quarta elica autonoma, co-progettatrici e promotrici di politiche pubbliche. L’università emerge come attore chiave della democrazia intergenerazionale: infrastruttura permanente di conoscenza e corresponsabilità civica, con la VIG principio regolativo di un nuovo patto tra saperi, istituzioni e generazioni.
Anna Fulvia Mestolo
Premessa
Nel quadro della governance pubblica europea, la questione generazionale rappresenta una delle frontiere più significative del cambiamento istituzionale, che rende urgente ridefinire i modelli di policy per restituire centralità e legittimità decisionale alle giovani generazioni.
In questo contesto, la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) si configura come uno strumento di analisi e progettazione che innesca processi di apprendimento organizzativo e inaugura una nuova grammatica della decisione pubblica, in cui la dimensione temporale diventa categoria di responsabilità politica.
Questauesta qq prospettiva, consolidata nelle strategie della Commissione Europea e delle Nazioni Unite – dalla EU Youth Strategy 2019–2027 al Pact for the Future (European Commission, 2023b; United Nations, 2024) – riconosce la necessità di istituzionalizzare la partecipazione giovanile, superando la logica della consultazione episodica.
In tale scenario, le università emergono come luoghi privilegiati per tradurre la VIG in pratiche concrete di governance partecipativa, coniugando funzione educativa e responsabilità territoriale e generando processi sistemici di cambiamento ed ecosistemi permanenti di corresponsabilità e accountability generazionale.[2]
Nel dibattito più recente, la VIG si inserisce inoltre nel quadro degli strumenti di impact assessment promossi a livello europeo e internazionale, in particolare nell’ambito della Better Regulation, trovando ulteriore declinazione nelle politiche di youth mainstreaming. In tale prospettiva, la valutazione ex ante ed ex post contribuisce a rafforzare la qualità della decisione pubblica, rendendo espliciti i costi e i benefici delle politiche nel medio-lungo periodo e orientando in modo più consapevole l’allocazione delle risorse.
La letteratura evidenzia, infatti, come l’analisi degli impatti consenta di far emergere i trade-off tra generazioni e di prevenire il trasferimento di oneri impliciti e costi differiti sulle generazioni future, a tutela della sostenibilità finanziaria e istituzionale delle decisioni pubbliche (European Commission, 2023c; OECD, 2020b; EACEA, 2024).
Il ruolo delle università nella Valutazione di impatto generazionale
L’università oggi non è più chiamata a produrre solo conoscenza, ma a generare valore pubblico. Il concetto di Terza Missione è andato oltre il mero trasferimento tecnologico, abbracciando l’impatto sociale e la responsabilità verso la collettività. In questa evoluzione, la VIG diventa cornice metodologica che integra l’impatto sociale con l’equità generazionale, offrendo un nuovo orizzonte di legittimazione come change maker pubblico.
Le università possono promuovere ecosistemi multistakeholder permanenti, contribuire alla valutazione ex ante, in itinere ed ex post delle politiche pubbliche locali, fornendo supporto scientifico agli enti territoriali e preparare le giovani generazioni a ruoli co-decisionali.
A differenza di altri attori istituzionali, dispongono di un capitale unico: la comunità studentesca, la cui partecipazione alimenta processi di cittadinanza attiva e apprendimento democratico, generando retroazioni tra conoscenza e trasformazione sociale.
La recente esperienza italiana, che ha visto l’elaborazione delle Linee guida COVIGE (Ministero per le Politiche Giovanili, 2022) e delle Linee guida ANCI per la VIG nei Documenti Unici di Programmazione comunali (ANCI & Fondazione RiES ETS, 2025), adottata anche da alcuni enti locali – tra cui Bologna e Parma – dimostra la trasferibilità della VIG in ambito accademico.
L’integrazione della VIG nella Terza Missione, nei processi di Public Engagement e nei sistemi di qualità universitari (AVA3) consente di orientare gli effetti generazionali delle attività accademiche. Così la VIG entra nella missione pubblica, estendendone il raggio d’azione e rafforzando il ruolo di architettura dell’equità generazionale.
La VIG abilita l’università a trasformarsi in infrastruttura pubblica per la co-decisione, in cui le giovani generazioni sono parte integrante e legittimata dei processi decisionali.
Formare alla partecipazione consapevole: dallo Youth Dialogue allo Youth Empowerment
La prospettiva generazionale richiede formazione: le giovani generazioni devono essere messe nelle condizioni di partecipare consapevolmente alle politiche che incidono sui loro diritti, sul lavoro e sull’ambiente (OECD, 2020b). Il ruolo delle università diventa decisivo: non formano solo professionisti, ma cittadini competenti, in grado di attivare la co-progettazione delle politiche.
Il percorso delineato dalla VIG – Youth Dialogue → Youth Engagement → Youth Empowerment – rappresenta una progressione pedagogica che l’università è in grado di sostenere: dal dialogo come momento di ascolto reciproco, all’engagement come coinvolgimento attivo, fino all’empowerment come assunzione di responsabilità. In questa traiettoria, la formazione universitaria diventa ambiente di sperimentazione civica e di competenza intergenerazionale applicata.
Nel progetto Beyond the Square, questa progressione è stata sperimentata attraverso laboratori, hackathon, micro-grant e policy labs che attivano processi intergenerazionali replicabili.
L’università può promuovere la VIG come strumento educativo e civico, integrando nei curricula policy design, evaluation literacy e co-progettazione. Attraverso esperienze con amministrazioni e imprese, la VIG unisce teoria e pratica in una formazione generativa e trasformativa.
Questa prospettiva produce due risultati. Da un lato, consente alle nuove generazioni di acquisire competenze civiche e metodologiche per una partecipazione consapevole; dall’altro, restituisce alle istituzioni pubbliche e al territorio un capitale umano preparato e motivato, capace di contribuire alla progettazione delle politiche.
La Quadrupla Elica e l’istituzionalizzazione delle giovani generazioni
La letteratura sull’innovazione sociale ha introdotto, a partire dai lavori di Etzkowitz e Leydesdorff (2020), il modello della Tripla Elica, fondato sulla cooperazione tra università, imprese e governo. Oggi, tuttavia, questo concetto appare insufficiente a descrivere la complessità delle dinamiche sociali e generazionali. L’evoluzione verso la Quadrupla Elica è decisiva: le giovani generazioni entrano a pieno titolo nel sistema come quarta elica autonoma, non più come soggetto rappresentato, ma come attore istituzionalizzato e corresponsabile.
Nel quadro della VIG, questa trasformazione assume valore politico, culturale e organizzativo. L’istituzionalizzazione delle giovani generazioni significa riconoscerne il ruolo non solo consultivo, ma di promotrici stabili della co-progettazione. L’università, in questa prospettiva, diventa catalizzatore e mediatore intergenerazionale; è il luogo in cui la conoscenza incontra la partecipazione giovanile trasformandola in capacità di governo condiviso.[3]
Attraverso la Quadrupla Elica, l’università è matrice civica tra sapere, amministrazione, impresa e giovani generazioni. Ciò implica un mutamento radicale nella cultura istituzionale: passare da un modello di governo “per” a un modello di governo “con” i giovani, in cui la VIG diventa principio costitutivo delle decisioni collettive (United Nations, 2024).
L’istituzionalizzazione delle giovani generazioni non implica solo la creazione di spazi di ascolto o di rappresentanza, ma richiede la progettazione di strumenti permanenti e verificabili – consulte intergenerazionali, tavoli di co-design, osservatori territoriali – che garantiscano continuità del coinvolgimento e misurabilità dei risultati.
L’università, con la sua capacità di mediare tra saperi, linguaggi e attori diversi, è l’ambiente più idoneo per sostenere questa transizione. È a partire da qui che le giovani generazioni possono essere abilitate e riconosciute come co-progettatrici delle politiche e dove il principio di equità intergenerazionale si traduce in prassi, diventando parte integrante dei processi di pianificazione, valutazione e rendicontazione pubblica.
Il riconoscimento delle università come “intergenerational contact zones” rafforza la dimensione transnazionale della VIG e abilita la cooperazione multilivello su indicatori condivisi.
Conclusioni
La prospettiva europea apre una finestra strategica: all’interno della nuova stagione di Better Regulation (European Commission, 2023c), la VIG traduce il principio di giustizia intertemporale in criteri di policy design e valutazione pubblica.
Tuttavia, il suo potenziale rimane inespresso. Frammentazione normativa e scarsa integrazione tra ricerca, formazione e decisione politica ne limitano la portata trasformativa. L’università può colmare questo divario, assumendo il ruolo di regista della governance intergenerazionale, capace di connettere sapere scientifico e responsabilità pubblica.
Il riconoscimento dell’università come spazio epistemico di mediazione tra conoscenza e decisione è una sfida istituzionale: integrare la VIG nei processi di policy per superare la dicotomia tra sapere e potere decisionale. La VIG diventa così grammatica condivisa di legittimazione intertemporale, dove il tempo è categoria di giustizia pubblica e la conoscenza accademica si traduce in capacità di governo intergenerazionale.
È fondamentale dotarsi di strumenti di valutazione, monitoraggio e comunicazione integrati, per misurare l’efficacia delle politiche in chiave generazionale e rafforzare accountability e trasparenza.[4]
L’università non osserva il futuro: lo genera.
[1] Mestolo, A. F. (2025). “Beyond the Square” – Linee guida per la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Attuazione e ruolo dell’Università di Bologna nel territorio (1.0). Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.17195990.
[2] Per approfondimenti metodologici e applicativi, si veda: Mestolo, A. F. (2025). “Beyond the Square” – Linee guida per la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Attuazione e ruolo dell’Università di Bologna nel territorio (1.0). Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.17195990.
[3] Per un approfondimento sul modello operativo e sulla metodologia, si veda: Mestolo, A. F. (2025). “Beyond the Square” – Linee guida per la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Attuazione e ruolo dell’Università di Bologna nel territorio (1.0). Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.17195990.
[4] Cfr. il progetto “Beyond the Square – Linee guida per la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Attuazione e ruolo dell’Università di Bologna nel territorio” (v. 1.0), pubblicato su Zenodo: https://doi.org/10.5281/zenodo.17195990, che dedica particolare attenzione all’adozione di KPI e di strumenti integrati di monitoraggio e comunicazione (quantitativi e qualitativi). Il progetto include inoltre una serie articolata di azioni operative, strettamente collegate a questi indicatori (BES, EUROSTAT, ecc), indispensabili per garantire trasparenza, accountability e miglioramento continuo nella governance generazionale.
