Taglio della spesa e risparmio: un equivoco da chiarire

13/11/2025

di Anna Paiano

 

Nel dibattito pubblico spesso si tende a sovrapporre i concetti di “taglio della spesa” e “risparmio”, come se dall’uno derivasse sempre e automaticamente l’altro. In realtà, non esiste un rapporto di consequenzialità diretta fra le due operazioni.

Si pensi, al riguardo, ai cd. tagli lineari alla spesa pubblica che sono stati operati fra il 2011 e il 2013,

in ragione del deteriorarsi della situazione economico finanziaria e della conseguente necessità di intervenire per assicurare il rispetto degli impegni programmatici assunti in sede europea.

Tali misure hanno ridotto la capacità operativa degli enti, con pregiudizio alle prestazioni e ai servizi resi ai cittadini, e hanno lasciato alcune funzioni senza copertura finanziaria, determinandone un aumento dei costi negli anni successivi. In sostanza, le esternalità negative e i costi indiretti prodotti dalla spending review sono stati superiori al “risparmio” ottenuto con i tagli alla spesa, come accaduto nel caso, ad esempio, della sanità.

Al riguardo, si segnalano i dati riportati dalla Corte dei conti nella Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali del 2013 (deliberazione n. 29/SEZAUT/2014/FRG, disponibile al seguente link: https://www.corteconti.it/Download?id=2d0a95a6-0a69-4138-9b9b-3b89114ee9f3).

I dati ivi riportati confermano che i tagli lineari operati sulla sanità tra il 2011 e il 2013 hanno inciso più sulla quantità che sulla qualità della spesa sanitaria, generando effetti regressivi e non strutturali.

La spesa sanitaria corrente, infatti, è diminuita in termini nominali da 112,5 miliardi (2010) a 109,2 miliardi (2013), con una riduzione complessiva di oltre 3,2 miliardi di euro.
La spesa farmaceutica convenzionata, per esempio, è diminuita del 22,3% nel triennio 2010–2013, ma ciò è avvenuto in larga parte grazie a un consistente aumento della compartecipazione dei cittadini: nel solo 2013, questi hanno versato al SSN ben 1.436 milioni di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria corrente complessiva, con una media pro capite di circa 24 euro, di cui 9 euro solo per le ricette farmaceutiche. Ancora più significativo è il dato di lungo periodo: tra il 2009 e il 2013, a fronte di un incremento del numero di ricette del 6,3%, gli importi versati dai cittadini per ticket e compartecipazione al prezzo di riferimento sono cresciuti del 66,6%.
Anche la spesa per prestazioni sanitarie da privati accreditati – che avrebbe dovuto essere ridotta – ha invece registrato unincremento dell’1,4% nel 2013. L’incidenza di questa voce sulla spesa sanitaria totale è cresciuta dal 17,8% del 2002 al20,8% del 2013, con punte regionali altissime come in Lombardia (29,3%) e nel Lazio (26,9%).

Ancora, i consumi intermedi – che il legislatore avrebbe voluto ridurre – sono aumentati (+2,4% nel 2012, +0,3% nel 2013). Il disavanzo complessivo del SSN, infine, ha superato 1,8 miliardi nel 2013, a dimostrazione del fatto che la compressione della spesa non ha risolto i problemi strutturali.

Questi dati dimostrano che i tagli non hanno prodotto un risparmio sostenibile, ma piuttosto una riduzione quantitativa della spesa a scapito della qualità e dell’equità dei servizi.
In definitiva, l’efficacia e l’efficienza della spesa pubblica devono essere valutate considerando i risultati ottenuti e l’impatto complessivo sui servizi erogati. In tale prospettiva, il risparmio è tale solo se consente di mantenere o migliorare i livelli di servizio a parità di costo, o se riduce i costi a parità di prestazione. Dunque, si può parlare di un vero “risparmio” solo in presenza di operazioni di contrazione dei costi nel quadro di una complessiva riallocazione efficiente delle risorse, e non anche nel caso di un semplice abbattimento di voci di spesa.

Per concludere: il “taglio della spesa” è una mera operazione contabile. Il “risparmio” richiede una valutazione più complessa, economico-funzionale. Confondere i due piani è un errore e può produrre effetti pregiudizievoli per la stessa finanza pubblica.

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